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Il Signor Giorgio

La città non riusciva a svegliarsi, nonostante quella mattina fossero sorti improvvisamente due soli. Uomini dietro le finestre guardavano l’alba accecante e già bollente. Il caldo saliva dall’asfalto sotto una nebbia grigia e maleodorante.

Nessuno trovava il coraggio di uscire da casa. A mano a mano il buio del cielo si sfumava di mille colori. Nella Grande Fontana al centro della piazza l’acqua ribolliva colorata.

Il tempo s’insinuava in queste luci fantastiche del mattino. Il Signor Giorgio, un uomo di piccola statura e senza età, come tutte le mattine controllava il suo orologio senza lancette, mentre le sue due ombre lo seguivano senza fretta.

La piazza del paese cominciò ad affollarsi di gente, erano più ombre che persone.

Aprì la sua officina di orologiaio, iniziò subito il suo lavoro semplice e catastrofico: seduto davanti al suo computer, digitava tutti i tasti per riuscire nel suo intento e cioè quello di cambiare l’orario in tutto il mondo all’insaputa di tutti. Dopo vari tentativi vide in lontananza le lancette dell’orologio della torre che correvano veloci e battevano forte l’ora, il Signor Giorgio era lì attento, cercava di evitare i colpi dell’orologio, ma ciò era impossibile. Rimase colpito da un ritmo frenetico che scandiva il tempo, lo tagliava a pezzettini, talmente piccoli che tutti avevano paura di perdere.

Si scatenò così una corsa contro il tempo. Partecipò anche il Signor Giorgio. Purtroppo fu squalificato: tagliando il traguardo aveva spezzato i fili della luce e improvvisamente si fece buio. La fontana si spense e chiazze di luci coloravano l’asfalto denso e vischioso. Dalla torre l’orologio continuava a battere il tempo, nessuno sapeva se bello o brutto, non si vedeva più niente e si sbatteva la testa contro il muro, talmente forte che sembravano proprio tempi duri.

Improvvisamente buio completo, le ombre abbandonarono la piazza scivolando una alla volta dentro la fontana, lasciando tutti gli uomini soli.

di Brama

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