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Improvvisamente e amore

Improvvisamente…

Ehi, ogni volta che arrivi senza un minimo di preavviso, mi fai prendere un accidente!

Ma lo sai, io sono fatto così, arrivo quando meno te lo aspetti. D’altronde, lo dice il mio stesso nome.

Beh, non mi ci abituerò mai. Io, invece, sono il contrario di te. Tutti mi chiamano, mi invocano quando hanno desiderio di pace, di tranquillità.

Comunque, siamo entrambi fatti della stessa pasta…

Non direi, io sono un sostantivo…

…Ma pur sempre una parola.

Ma che c’entra! Tu devi guardare la sostanza delle cose, non devi fermarti all’apparenza! Ecco, contrariamente alla mia natura, ancora una volta mi fai perdere la pazienza, il mio consueto aplomb.

Quante storie! Non ti facevo un tipo così formale, attento all’etichetta.

No, no, caro amico. E’ tutto il contrario! Come ti dicevo, bisogna guardare la sostanza ed io, rispetto a te, sono agli antipodi.

E te ne faresti un vanto?

No, no. Ognuno al suo karma, il suo destino. Non dipende mica da noi come siamo venuti fuori. C’è un disegno ben preciso per cui tu fai la tua comparsa “improvvisamente” mentre io sono un tipo più, come dire, rilassato.

Quante chiacchiere e soltanto perché, ogni volta che mi vedi, ti innervosisci. Dovrei reputarmi offeso!

Ah, questo proprio no. Fra noi due che ci conosciamo da una vita non è ammesso questo genere di ipocrisie. Qui nessuno si può offendere. Sappiamo perfettamente come siamo fatti, ci conosciamo fin troppo bene.

D’accordo, però cerca di stare più calmo.

Ah, il bue che dice cornuto all’asino! Forse hai dimenticato come mi chiamo?

No, no, lo so benissimo. E’ che tu, contrariamente a come dovresti essere, prendi fuoco improvvisamente!

Ah-a, finalmente ho capito il tuo gioco: mi stai mettendo alla prova per vedere se riesci a farmi arrabbiare. Non è così?

Affatto. Dicevo semplicemente che non dovresti contravvenire alla tua natura. Anzi, come dici tu, al tuo karma.

Infatti: eccomi qui in pace con me stesso, come al solito.

Non direi, hai appena dato una pratica dimostrazione di come perda facilmente il controllo dei nervi.

Già te l’ho detto: non mi provocare. Tanto non ci casco.

Bah, sarà… Cambiamo discorso, va. Hai notata quella nuova, com’è che si chiama? Ah, sì: protervia. Poverina, va dicendo in giro che non la capisce nessuno, che tutti pensano che si dia delle arie, che sia, com’è che dice? Ah, sì: scostante.

Protervia, protervia… Mi sembra di averla incontrata qualche giorno fa. Non l’avevo mai vista prima. Comunque, mi sembra un bel tipo. Con quei lunghi capelli biondi, mossi al punto giusto, quell’aria, in effetti, un po’ snob, che però, secondo me, nasconde ben altri problemi. Insomma, un tipetto interessante, direi.

Dici? Io, invece, non saprei inquadrarla. Improvvisamente, mi sfugge. Come tante altre, d’altronde. Ricordi, ad esempio, modestia? Sì, lo so, anche se in apparenza sembra essere il suo esatto opposto. Timida, con gli occhi rivolti sempre verso il basso, con quegli abiti dimessi che indossa. Eppure, a suo modo, originale e stravagante.

Dimentichi, come al solito, che le persone, come le cose, devono essere valutate nella sostanza, non per come appaiono. Ricorda che, come dicevano gli antichi, l’abito non fa il monaco. Comunque, stavolta sono d’accordo con te.

Cioè?

Entrambe mi sembrano degne di attenzione.

Sarà, forse, per quel certo non so che… Come se volassero lontano…

Forse alla ricerca di bocche più nobili a proferirle.

Forse perché anelano a cuori più caldi per potervi albergare.

In compagnia di colti e raffinati turisti.

Per distinguersi da quei rozzi proletari, tutti con la stessa faccia da miserabili, poco inclini al sorriso.

Sempre pronti a menar le mani per un pezzo di pane negato.

Già, constato con enorme piacere che finalmente la pensiamo allo stesso modo.

E ci voleva tanto?

Beh, devi ammettere che, nonostante il nome che porti, nonostante tu sia considerato da tutti un tipo tranquillo, difficilmente sei portato a riconoscere le ragioni altrui.

Non è vero!

Va beh, va beh, lasciamo perdere, in questo modo non si fa altro che discutere…

…Mentre io avrei qualcosa di interessante da dirti.

Cioè?

E’ che mi capita, a volte, di smarrirmi, dimenticando chi sono.

Non mi dire che si tratta del vuoto di memoria! Com’è possibile che dimentichi, improvvisamente, di essere chi sei veramente?

E’ che mi capita… Mi sembra di venire usato in certi discorsi strani, fumosi, in cui facilmente si perde il filo.

Ma non è da te! Devi reagire, non devi perdere assolutamente di vista la tua identità. Sei stato creato proprio perché nel tuo nome c’è la spiegazione di tutto.

…E così mi sembra di trovarmi in una stanza vuota, cioè senza parole oppure come se fossi davanti a un foglio completamente bianco o a un incrocio di più strade. E non so più cosa fare.

Perché hai aspettato tanto a dirmelo? Non puoi sottovalutare il problema. Chi ricorre a te, è convinto di trovare la soluzione a molte sue domande e di poter convincere l’interlocutore della bontà delle sue asserzioni. Non puoi tradirlo così, improvvisamente!

Ma io non lo tradisco, solo che mi sfugge la parola, non ricordo più chi sono… Quando sento che parlano di me è come se mi ritrovassi in un posto lontano, dove non sento battere il cuore.

Proprio tu dici queste cose, che non ti batte il cuore? Ma lo capisci che senza di te crollerebbe tutto il sistema? Che sei indispensabile all’armonia dell’universo? Dimmi, piuttosto, ricordi ancora chi sei? Sei in grado di ripetere il tuo nome?

Ce-certo… Mi chiamo, mi chiamo…

Avanti, come ti chiami? Dimmelo subito, all’improvviso!

Ma è così importante un nome? Non è più importante la sostanza?

Ah, ancora con questa sostanza? Noi non siamo nati per essere sostanza. O meglio: la nostra sostanza è nel nome. Lo vuoi capire una volta per tutte?

Ho letto da qualche parte che noi, messi uno accanto all’altro, saremmo soltanto delle parole senza senso.

Li conosco quegli scritti farneticanti. Ti riferisci al “Tribunale delle altre parole”, vero?

Sì, una cosa del genere. Comunque, da quando ho scoperto che in realtà noi saremmo soltanto un’accozzaglia di parole, mi sono sentito sprofondare. Tutt’a un tratto ho scoperto che noi non varremmo nulla, che non esprimeremmo un sol pensiero di senso compiuto, che saremmo tutti soggetti a una mente superiore che ci guida, declinando ogni momento della nostra esistenza.

Perché, cosa credevi?

Beh, ad esempio, che fossi io l’artefice delle mie azioni, che potessi decidere autonomamente il mio impiego nello scibile umano, senza dipendere da altri. Insomma, che non fossi soltanto una vuota parola.

Ma tu non lo sei affatto e, anzi, hai la responsabilità di mettere sulla bocca di tutti la parola più bella. Avanti, come ti chiami? Dai, dimmelo! Non è possibile che, all’improvviso, te lo sia scordato!

No, lo ricordo, lo ricordo bene il mio nome. Soltanto che, così stando le cose, adesso mi sembra tutto inutile: le parole non potranno mai trasformare quello che non può essere in quello che vogliamo.

Ma, almeno, prova a dire il tuo nome. Non puoi arrenderti così! A volte, basta una sola parola per ridare fiducia e speranza. Dunque, senza pensarci, dimmelo così, improvvisamente!

Va bene, va bene, come al solito, mi fai venire l’ansia. Eccoti accontentato:    a-mo-re.

Bravo! Ed ora che mi hai dimostrato che sai ancora come funziona questo mondo, vai a ripeterla a tutti quanti!

 

 

Stefano Trulli

 

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