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La biblioteca viaggiante

Ci sono alcune mattine nelle quali il vagone del trenino che ci consegna al lavoro si trasforma magicamente in una popolosa biblioteca, come se ci si fosse accordati, come se quello fosse il “vagone dedicato ai lettori accaniti”.

Tutti gli altri giorni si intrecciano discorsi, si ride forte, si parla al cellulare, qualcun’altro con le cuffie nelle orecchie batte il tempo di una musica per gli altri solo immaginata. Tra i pochi che hanno trovato posto c’è chi sonnecchia per poter sfruttare da seduti quel tempo che vorrebbe lunghissimo, ma che è fatto solo di mezz’ora: da Ostia a Roma “dal mare alla Piramide” parafrasando il Manzoni, da un odore all’altro, sospesi in quel limbo che ogni viaggio rappresenta, anche il più breve.

Ma certe mattine, dicevo, l’atmosfera riesce ad essere completamente diversa, decine di pagine aperte, decine di teste piegate ognuna immersa in una storia.

Quando il treno, per un semaforo rosso si ferma a porte chiuse sul binario, si riesce a sentire persino lo scricchiolio dei fogli in mano alla ragazza intenta a ripassare gli appunti e diretta all’Università.

C’è chi il libro lo tiene stretto tra le mani, come se dovesse sfuggirgli da un momento all’altro; chi con una mano al sostegno e una sul libro alza gli occhi ogni tanto per vedere dove si trova e chi invece si estranea da tutto e fa immersione di lettura con le due parti del libro quasi socchiuse, che la testa sembra caderci dentro e non ne vuole sapere fino al capolinea. Chi velocemente fa un orecchio alla pagina per mantenere il segno, perché si è accorto troppo tardi che è arrivata la sua fermata e deve scendere.

Libri foderati con la carta di Natale, libri con la copertina rigida, libri importanti, libri rovinati, maneggiati, ingialliti, appena comprati.

Poi il treno rallenta la corsa e comincia la frenata sui binari.

I libri si chiudono, i più pesanti con un tonfo, qualcuno buttato distrattamente nella borsa, qualcuno resta in mano al proprietario che lo porta in braccio come un bambino.

Ora il treno è fermo, le persone appena scese si affrettano, si mescolano, corrono, si incrociano, si dividono, come le parole, come le frasi dei libri, ognuno con la propria storia. L’incantesimo è rotto, la magia svanita, fino al prossimo incontro nel “vagone dei lettori accaniti”.

 

di Gloriamaria Pizzichemi

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